Ogni tanto mi reco in Chiesa. Accade da poco, non ho mai avuto un percorso cattolico costante.
Mi rendo però conto che non tutto dipende da me, per quanto mi impegni verso alcuni risultati, una forza superiore veicola la mia esistenza. Mi sono riavvicinato a Dio, spero in lui e ne condivido i valori. Io stesso non so rispondermi sulla Sua vera esistenza o se sia solo un mio desiderio di proteggermi dalle mie paure. Ritengo comunque che la fede non possa essere spiegata, ma soltanto vissuta, ognuno a modo proprio. Chiunque crede in qualcosa, che sia destino, fortuna o fede non cambia, ognuno ripone le incognite della vita verso le proprie "illusioni".
Anche oggi ho visitato la Chiesa ed ho pregato Dio perchè mi proteggesse e perdonasse i miei peccati.
Poco dopo, in libreria, cercavo un libro di Don Mazzi, non tanto per l'autore, bensì per il testo che recitava più o meno così: "Come rovinare un figlio in 10 mosse". Finchè richiedevo alla commessa il testo, un curioso personaggio, che udiva i miei interessi si è avvicinato chiedendomi se frequentassi la Chiesa. Mi ha invitato ad un incontro dell'ordine dei Carmelitani.
Sorvolando sulla descrizione del personaggio dagli umili costumi e dalla sua altrettanto "umile" lucidità, mi ha comunque destato interesse.
Più tardi ho provato a comprendere il significato dell'essere Carmelitani. Non sono riuscito a collocarlo nel mondo Cattolico classico da me conosciuto, ed ho soltanto appreso che si tratta di un'ordine che professa la fede secondo una disciplina più pratica che teorica. Capito comunque nulla, cercherò di approfondire.
Rimango comunque sempre colpito da questi incontri fortuiti......avranno un significato? E' una fatalità che accada giusto in uno di quei rari giorni in cui visito la Chiesa e quindi sono più aperto alla fede? Vorrei essere così mistico da riporre dei significati dietro a certi eventi, ma il mio scetticismo, dovuto ad una visione concreta e materiale della vita mi porta a ricondurli ad un totale fatalismo. Mi piace comunque che certi dubbi si insinuino in me.
martedì 23 febbraio 2010
giovedì 11 febbraio 2010
mercoledì 3 febbraio 2010
Quali aspettative posso avere?
Ho ormai 30 anni compiuti ed ho imparato a mie spese che spesso la vita non ti corrisponde quanto sacrifichi. Semini, semini, procrastini il raccolto, ma forse è solo un'illusione l'ambizione di poter prima o dopo raccoglierne i frutti.
Ogni giorno mi convinco sempre più che la buona volontà non è sufficiente per produrre risultati. Ognuno può credere in ciò che preferisce, ma il ns. risultato terreno è segnato dalla fortuna, dal destino o da Dio. Davanti a ciò, figli di una società materialista ci sentiamo impotenti nel non riuscire a realizzare le ns. ambizioni.
Sarò arrogante, ma mi sento, insieme ai miei coetanei, il futuro di quest'Italia, il motore trainante, desideroso di crescere, di costruire una famiglia, di saperla mantenere, di assumermi le mie responsabilità, di diventare uomo.
Sono un giovane e piccolo imprenditore, del prospero Nord-Est. Lavoro di media 10 ore al giorno, ho lasciato una posizione da dipendente, con determinate garanzie, credendo nelle mie capacità, nella mia buona volontà, ma oggi fatico a sbarcare il lunario. Lavoro per alcune aziende leader nell'edilizia della mia regione. Da una di queste avanzo circa € 30.000, di cui l'ultima parte scaduta da almeno da 2 mesi. Devo sopperire a questi insoluti inventandomi giorno dopo giorno qualche "magheggio", mentre il titolare di questa società che conta circa 500 dipendenti, va a sciare tutte le domeniche con un paio di sci da € 5.000. Tutti i giorni discuto con un responsabile diverso, che puntualmente mi rimanda ad un collega e nel frattempo non ho assolutamente nessuna aspettativa d'incasso.
Chi tutela la mia buona volontà, chi mi aiuta a risolvere questa situazione? Ma soprattutto chi ancora ripsetta il lavoro delle persone e magari evita di prenderti per il culo tutti i giorni?
Questa è l'Italia che mi accoglie, in cui dovrei creare le basi del mio futuro. Mi fa schifo!
Non posso nemmeno diffamare questa società, perchè rischierei una querela. Ma è giusto tutto ciò? Certe situazioni incontrano per fortuna persone educate, perchè prima o dopo qualcosa dovrà cambiare e se non succederà con la pazienza, qualcuno dovrà risolvere i propri problemi in maniera artigianale.
La crisi è già in tutte le ns. famiglie, ma sicuramente qualcuno ne sa anche approffittare. E più passa il tempo e più la situazione sarà critica, perchè quando la tensione e la paura entrerà nel ns. quotidiano più di qualcuno perderà le staffe.
Io dal mio canto ringrazio Dio, perchè la mia vita privata va a gonfie vele e mi basta rientrare la sera e guardare mia figlia di un mese per ridimensionare questi soprusi.
Ogni giorno mi convinco sempre più che la buona volontà non è sufficiente per produrre risultati. Ognuno può credere in ciò che preferisce, ma il ns. risultato terreno è segnato dalla fortuna, dal destino o da Dio. Davanti a ciò, figli di una società materialista ci sentiamo impotenti nel non riuscire a realizzare le ns. ambizioni.
Sarò arrogante, ma mi sento, insieme ai miei coetanei, il futuro di quest'Italia, il motore trainante, desideroso di crescere, di costruire una famiglia, di saperla mantenere, di assumermi le mie responsabilità, di diventare uomo.
Sono un giovane e piccolo imprenditore, del prospero Nord-Est. Lavoro di media 10 ore al giorno, ho lasciato una posizione da dipendente, con determinate garanzie, credendo nelle mie capacità, nella mia buona volontà, ma oggi fatico a sbarcare il lunario. Lavoro per alcune aziende leader nell'edilizia della mia regione. Da una di queste avanzo circa € 30.000, di cui l'ultima parte scaduta da almeno da 2 mesi. Devo sopperire a questi insoluti inventandomi giorno dopo giorno qualche "magheggio", mentre il titolare di questa società che conta circa 500 dipendenti, va a sciare tutte le domeniche con un paio di sci da € 5.000. Tutti i giorni discuto con un responsabile diverso, che puntualmente mi rimanda ad un collega e nel frattempo non ho assolutamente nessuna aspettativa d'incasso.
Chi tutela la mia buona volontà, chi mi aiuta a risolvere questa situazione? Ma soprattutto chi ancora ripsetta il lavoro delle persone e magari evita di prenderti per il culo tutti i giorni?
Questa è l'Italia che mi accoglie, in cui dovrei creare le basi del mio futuro. Mi fa schifo!
Non posso nemmeno diffamare questa società, perchè rischierei una querela. Ma è giusto tutto ciò? Certe situazioni incontrano per fortuna persone educate, perchè prima o dopo qualcosa dovrà cambiare e se non succederà con la pazienza, qualcuno dovrà risolvere i propri problemi in maniera artigianale.
La crisi è già in tutte le ns. famiglie, ma sicuramente qualcuno ne sa anche approffittare. E più passa il tempo e più la situazione sarà critica, perchè quando la tensione e la paura entrerà nel ns. quotidiano più di qualcuno perderà le staffe.
Io dal mio canto ringrazio Dio, perchè la mia vita privata va a gonfie vele e mi basta rientrare la sera e guardare mia figlia di un mese per ridimensionare questi soprusi.
lunedì 18 gennaio 2010
Brunetta (l'approccio scomposto alle idee fondate)
Calderoli sostiente bene che: "questa volta l'ha fatta fuori dal vaso".
Il ns. ministro per la pubblica amministrazione propone una legge che imponga ai 18enni di abbandonare la protezione famigliare.
Andiamoci piano, il ns. governo non può imporre delle regole alla ns. vita sociale e personale. Può indirizzarci, ma non può divenire legge l'idea di rendere maggiormente responsabili le future generazioni. Purtroppo una simile ipotesi sfiora l'idea di una dittatura. Mi ci vedo le madri nascondere i figli in cantina, per preservarli dal controllo della "polizia famigliare".
Detto ciò, condivido l'idea di massima del ns. ministro. Per quanto la ns. società debba consentire ai giovani di uscire di casa e guadagnarsi una propria autonomia economica, per quanto la ns. politica del lavoro debba fare largo ai giovani evitando il protezionismo dei matusa e per quanto le ns. famiglie debbano ammettere che il ns. bene è quello di lasciarci andare, sono in sintonia con l'idea "bambocciona" di Brunetta.
E' inutile negarlo, buona parte della mia generazione frequenta l'università abbondantemente fuori corso, approfitta del tenore economico che le famiglie d'origine offrono per procrastinare la propria indipendenza. Rendiamoci conto che questo è l'origine di un'Italia che perde la sua identità.
Il ns. ministro per la pubblica amministrazione propone una legge che imponga ai 18enni di abbandonare la protezione famigliare.
Andiamoci piano, il ns. governo non può imporre delle regole alla ns. vita sociale e personale. Può indirizzarci, ma non può divenire legge l'idea di rendere maggiormente responsabili le future generazioni. Purtroppo una simile ipotesi sfiora l'idea di una dittatura. Mi ci vedo le madri nascondere i figli in cantina, per preservarli dal controllo della "polizia famigliare".
Detto ciò, condivido l'idea di massima del ns. ministro. Per quanto la ns. società debba consentire ai giovani di uscire di casa e guadagnarsi una propria autonomia economica, per quanto la ns. politica del lavoro debba fare largo ai giovani evitando il protezionismo dei matusa e per quanto le ns. famiglie debbano ammettere che il ns. bene è quello di lasciarci andare, sono in sintonia con l'idea "bambocciona" di Brunetta.
E' inutile negarlo, buona parte della mia generazione frequenta l'università abbondantemente fuori corso, approfitta del tenore economico che le famiglie d'origine offrono per procrastinare la propria indipendenza. Rendiamoci conto che questo è l'origine di un'Italia che perde la sua identità.
lunedì 11 gennaio 2010
Qualcosa di "diabolico"
Ho nutrito sempre delle aspettative eccessive. Difficilmente perseguibili. Così, fin dall'adolescenza, senza un motivo apparente, forse per un semplice egocentrismo o per la sola necessità di affermare me stesso con virtù materiali. Evidentemente per compensare una personale insicurezza.
Ho ricercato l'agio economico, senza mai scendere a compromessi e senza mai risultare arrampicatore, bensì cercando di veicolare le mie scelte professionali verso una direzione particolarmente remunerativa, sfruttando la mia buona volontà.
Come da copione ahimè, non sono riuscito, fino ad oggi, a raccogliere quanto seminato. Mi sono mantenuto, ma non ho raggiunto un'economia famigliare lussuosa come desideravo, ma nemmeno dignitosa come dovrebbe essere in funzione dei sacrifici professionali.
Spesso vivo male questa situazione. Ho per lungo tempo creduto di poter veicolare la mia vita, di poter scegliere io. Non è così. Riconosco quanto sia effimera questa mia ricerca, ma non riesco a tradurla dalla teoria alla pratica.
La vita è una sorpresa continua e questo mi stimola, vista la mia innata curiosità verso qualsiasi esperienza.
Davanti a me c'è un bottino non da poco. Ghiotto. Semplice. Come l'ho sempre desiderato.
Devo scendere ad un compromesso però.
Il miraggio economico mi ammalia.
La realizzazione della mia più grande aspettativa va di pari passo con la mia più grande paura.
Per questo denaro dovrei scendere a patti con la realtà della "morte".
In fin dei conti sono mediamente già felice così.
Ho ricercato l'agio economico, senza mai scendere a compromessi e senza mai risultare arrampicatore, bensì cercando di veicolare le mie scelte professionali verso una direzione particolarmente remunerativa, sfruttando la mia buona volontà.
Come da copione ahimè, non sono riuscito, fino ad oggi, a raccogliere quanto seminato. Mi sono mantenuto, ma non ho raggiunto un'economia famigliare lussuosa come desideravo, ma nemmeno dignitosa come dovrebbe essere in funzione dei sacrifici professionali.
Spesso vivo male questa situazione. Ho per lungo tempo creduto di poter veicolare la mia vita, di poter scegliere io. Non è così. Riconosco quanto sia effimera questa mia ricerca, ma non riesco a tradurla dalla teoria alla pratica.
La vita è una sorpresa continua e questo mi stimola, vista la mia innata curiosità verso qualsiasi esperienza.
Davanti a me c'è un bottino non da poco. Ghiotto. Semplice. Come l'ho sempre desiderato.
Devo scendere ad un compromesso però.
Il miraggio economico mi ammalia.
La realizzazione della mia più grande aspettativa va di pari passo con la mia più grande paura.
Per questo denaro dovrei scendere a patti con la realtà della "morte".
In fin dei conti sono mediamente già felice così.
venerdì 1 gennaio 2010
Se solo fosse sereno...
L'epilogo è stato strepitoso. Così il 2009. Quando il finale è da sballo tutto il percorso risulta vincente.
Ed ora viene il 2010. Sono infinite le speranze, gli obiettivi ed i sogni di ognuno.
Potrebbe essere felice;
potrebbe essere in salute;
potrebbe essere divertente;
potrebbe essere prosperoso;
potrebbe essere....;
potrebbe.....
Sarà sereno?
Sarà sereno!
Ho spesso ricercato svariati principi ed esperienze, ma credo di aver maturato il desiderio di ricercare la serenità. Probabilmente in questo sostantivo si racchiude la realizzazone di altri valori, ma sono direttamente collegati. Come potrebbe esistere una felicità ed una salute nervosa, un divertimento incostante o una ricerca spasmodica del materiale, senza la serenità?
E' per questo che mi auguro che questo 2010, sia privo di ansie, preoccupazioni e timori, talvolta irrelevanti, e che la serenità mi permetta di affrontare tutte le sfide di questa vita.
Per chiunque....Che sia un 2010 sereno e che ci consenta di ripristinare i veri valori della vita che ci sfumano sotto gli occhi.
Ed ora viene il 2010. Sono infinite le speranze, gli obiettivi ed i sogni di ognuno.
Potrebbe essere felice;
potrebbe essere in salute;
potrebbe essere divertente;
potrebbe essere prosperoso;
potrebbe essere....;
potrebbe.....
Sarà sereno?
Sarà sereno!
Ho spesso ricercato svariati principi ed esperienze, ma credo di aver maturato il desiderio di ricercare la serenità. Probabilmente in questo sostantivo si racchiude la realizzazone di altri valori, ma sono direttamente collegati. Come potrebbe esistere una felicità ed una salute nervosa, un divertimento incostante o una ricerca spasmodica del materiale, senza la serenità?
E' per questo che mi auguro che questo 2010, sia privo di ansie, preoccupazioni e timori, talvolta irrelevanti, e che la serenità mi permetta di affrontare tutte le sfide di questa vita.
Per chiunque....Che sia un 2010 sereno e che ci consenta di ripristinare i veri valori della vita che ci sfumano sotto gli occhi.
mercoledì 30 dicembre 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)